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June 17, 2019

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LIBRI ED ALTARI DI PIETRA

July 12, 2018

 

Viaggio a ritroso nel tempo del tempio sacro: da Tuscania alle Piramidi di Chia

 

Le escursioni del Civitas proseguono in questo Giugno, non troppo afoso.

Come sempre le nostre gite seguono un filo conduttore, dove non c’è solo la voglia di sapere e la curiosità, ma anche un impegno che segue una logica, quello dello studio riguardo argomenti che chi vorrà potrà approfondire.

Così le ultime tre escursioni della stagione estiva, prima che il caldo ci fermerà con le gite, ma lascerà le porte aperte solo alla fase studio/esplorazione, sono tutte improntate sul sacro, su come l’uomo attraverso il tempo, in un viaggio a ritroso , viveva la sua spiritualità.

 

Ma andiamo in ordine…

 

 

Domenica 10 Giugno, il gruppo Civitas si da appuntamento per raggiungere Tuscania.

Giornata calda ma non troppo con un bel vento che fa ben sperare. Oggi non ci sono boschi e ruscelli, bensì le due chiese romaniche di Tuscania: Santa Maria e San Pietro.

 

 

Uniche per la loro particolare bellezza, una ai piedi dell’altra, costruite su resti di antichi templi di un’ Etruria pagana, dove Tuscania era uno dei centri sacri dell’uomo dell’epoca. E come diciamo spesso, un luogo sacro rimane tale per sempre, perché no è l’uomo a dargli il titolo, bensì il luogo stesso ad essere delegato a tale da Madre Natura.

Ogni antico altare divenuta poi chiesa nell’epoca cristina, rispecchia canoni che le popolazioni più antiche sapevano riconoscere come luoghi in cui le forze della natura erano più presenti e loro come guardiani di questa natura, innalzavano altari, rendevano grazia a quella deità che aveva creato tutto il mondo conosciuto e non, proprio sul luogo dove essa era più presente.

Così alture, sorgenti, grotte, laghi vulcanici ecc, o gli stessi fiumi sotterranei che erano segnati in superficie dalle Tagliate, divengono luoghi dediti al sacro, dove l’uomo poteva avvicinarsi più facilmente alla forza creatrice e comunicare con essa.

 

Così, solita colazione di rito tutti assieme, il gruppo si dirige verso la chiesa di Santa Maria, che catalizza la nostra attenzione per tutta la mattinata.

Sul sagrato della chiesa all’ ombra della più assurda torre campanaria mai costruita, proprio fronte al portale d’ingresso, cominciamo a guardare come simboli cristiani e pagani  si intersecano  e si sovrappongono.

 

La torre che ci offre riparo dal sole ma non dai piccioni, che puntualmente da un po di tempo a questa parte hanno deciso che le maglie bianche del Civitas sono ottimi bersagli, è stata costruita in epoca successiva proprio per evitare che i raggi del sole in fasi particolari, entrino atrvaerso la navata principale e vadano ad illuminare l abside, dove una volta, quasi sicuramente c’era l’onphalos della chiesa, il punto preciso , dove l’uomo attraverso la via iniziatica del cammino poteva incontrare la via del sacro e d essere lui stesso ponte con il divino.

 

 

Nelle epoche antiche prima che la religione prendesse il sopravvento, quel sentire sacro era così vicino all’uomo, lui stesso si sentiva parte di un tutto, dove era viva la sua partecipazione a ciò che l’universo offriva e non vi era richiesta o preghiera, se non quella della gratitudine per ciò che era lui offerto , invece, dalla madre natura.

C

osì la chiesa rappresenta una “ barca”, come quella degli antichi uomini e il loro culto dei morti, e come il defunto veniva trasportatato attraverso la barca nel mondo della trasformazione, al di là di dove muore il sole, così l’uomo sulla terra, attraverso la “ navata” attraversava quel mare sconosciuto della vita fino ad arrivare all’incrocio con il transetto, che rapprensentava le forze trasversali del divino, e nel punto d’intersezione preciso lui stesso era ponte fra questo mondo e l’altra mondo, fra materia e spirito, lui stesso divino nello spirito e materia nel corpo.

Le colonne che accompagnano questo viaggio lungo la navata centrale, rappresentano gli appigli fra cielo e terra, là dove l’uomo si sente perduto sa che tutto è sostenuto da  un sentire profondo e potente, come appunto le colonne che ben piantate sul pavimento come radici, sorreggono il tetto cielo, la dove risiede lo spirito divino, e divengono antenne catalizzatrici al posto dell’uomo fintanto che l’uomo non sia pronto a prenderne il posto.

 

La poesia che si respira attraverso questo percorso ci fa comprendere quanto poco sappiamo di queste costruzioni, e malgrado entrando in alcune di esse, proviamo sicuramente forti emozioni, lungo è ancora il nostro, invece, di cammino per comprenderne i simboli.

Una mandorla mistica con un Cristo pantocratore campeggia nell abside, grotta sacra della chiesa stessa. Il femminile che accoglie e il maschile che crea, ed insieme benedicono ogni cosa ci levano le parole, e rimaniamo muti davanti a tanto…

Uscendo commossi e pieni di stupore certi di saper guardare con occhi un po diversi ora ogni campata, transetto e colonnato, ci soffermiamo sul portale a destra della chiesa dove un amagnifica dea pagana bicaudica ci strizza l’occhio, come a dire, cambiatemi pure nome, ma io sono sempre qui!!

 

Dobbiamo attendere le 15 per visitare San Pietro e la sua cripta, cosi il Civitas ha organizzato un pranzetto in un ristorantino ricavato fra l’antica necropoli e la cittadina. Vista mozzafiato come mozzafiato era la pasta alla norma… sacro e profano con noi vanno sempre a braccetto!!

 

 

San Pietro svetta alta sul colle, dove sorgeva l’antico tempio e tutta la struttura attigua di epoca Etrusca prima, Romana poi.

Poco rimane di ciò che era stato  in un passato pagano, ma ad occhi attenti si vedono ancora le tracce di quel meraviglioso tempio che doveva essere stato, e visibile, data la posizione, per chilometri.

La prima particolarità che si nota è un magnifico “arco” posto a poco meno di un centinaio di metri dal portale principale, esempio unico oltre a Santa Maria in Porclaneta nella valle del Fucino.

Studi accreditati sostengono che attraverso questa porta i raggi del sole penetravano lungo la navata del tempio fino a raggiungere l’omphalos.

Di base rettangolare si nota perfettamente la struttura come è stata rimaneggiata nel corso dei secoli, dandogli la forma attuale.

Elevata a palazzo vescovile e quindi fortificata nel corso del Medioevo, oggi possiamo dire che San Pietro è unica nel suo genere.

Il romanico che ha preso possesso dell’antico altare dedito a deità solari, esprime in tutta la sua potenza ancora questo sentire, dove si comprende che qui, la religione non ha espiantato un antico culto, ma lo ha semplicemente velato.

 Così sulla facciata abbiamo un rosone maestoso diviso in dodici parti, simbolo dello scorrere del tempo, i glifi degli evangelisti, che sono gli stessi usati in mesopotamia per rappesentare le quattro forze della natura, intrecci cosmateschi con colori che rappresentano la dea lunare, creature mostruose che rappresentano la doppia potenza di quel dio, che non è solo salvezza e amore, ma bensì equilibro fra due forze che nella loro tensione continua sono in grado di generare..

Entrando la prima cosa che notiamo è il pavimento cosmatesco, con le sue spirali sinuose , che come note musicali riproducono il suono dell’universo, al principio era il Verbo..

 

Mi soffermo sulla spiegazione di questa simbologia, studiata ed approfondita da un nostro caro amico e collaboratore Civitas, Michele Proclamato, da cui ho tratto ispirazione ed amore per questi pavimenti che sono tastiere cosmiche per me.

Là , in fondo,come per Santa Maria ci attende l’abside. Per raggiungere il cuore sacro del tempio dobbiamo atraversare per forza di cose un passaggio “ dentato”, un arco particolare nel suo genere, che può simboleggiare tante cose, fra cui la difficoltà di “ venire alla luce” di trovare la  via.

Come un utero materno, dove al momento della nascita, la sua forma con scaglie riesce a strappare la camicia che riveste il bimbo per permettergli di respirare come venuto alla luce, questo strappa i veli dalla coscienza materiale per poter dar vita al respiro dello spirito.

Scendiamo così nella cripta, dove un magnifico “Baphometto” satiro ci guarda e controlla la soglia, certo che i segreti non saranno mai tutti svelati.. e se la ride.

 

La Cripta con Il colonnato di capitelli tutti diversi, è il centro di tutta la struttura. Possiamo dire che è il luogo più sacro, di ogni chiesa che ne possegga una.

Rappresentazione di quella energia cosmica, unica capace di creare, a volte è in stretto contatto con acque sorgive, o come in questo caso aperta verso ovest, dove il sole al tramonto entra attraverso un piccola fessura. Ecco: la via verso la trasformazione è indicata. Dal buio più profondo , se sappiamo non averne paura, ci viene mostrata la via, in moto continuo e perpetuo, come è il tempo, il cosmo, il nostro divenire.

 

Abbandoniamo questi luoghi con commozione.

Molte persone si sono aggiunte nel frattempo, sentendomi parlare, curiosi e non.

Come sempre certa di aver aperto un varco fra ciò che è stato ed è andato perduto, ora so, che tutto perduto non è.

 

La nostra giornata si conclude in compagnia anche dei nuovi amici seduti ad un bar a parlare finalmente di cose un po' più frivole, davanti ad uno spitz ghiacciato, dove si comincia a profilare la prossima escursione al Sito di santa Cecilia e le sue cascate.

Dal tempio di pietra, alle pietre come tempio il passo è breve..

 

 

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