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June 17, 2019

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EX AUDIAM VOCEM MARIS

 

 

 

Questa epigrafe latina era collocata sotto ad una antica urna nel castello di Santa Severa, offrendo l'immagine di antiche popolazioni che dalla terra (di sacra sepoltura) potevano comunque ascoltare la voce del mare a loro tanto caro...

 

Cerveteri antica Caere e il suo porto, Pyrgi, metropoli dell’antichità.

Due siti ricchi di fascino storia e, perché no, magia.

 

Stiamo parlando della Necropoli della Banditaccia e del Castello di Santa Severa: la prima costituisce l’esempio massimo dell’architettura funeraria etrusca e si estende ad ovest dell'attuale città, su un plateau tufaceo che domina la costa; il castello di Santa Severa (antica Pyrgi, citata anche nell'Eneide), era invece il porto di tutta quest'area, con i suoi muraglioni, i canali e le aree dedite al culto. Qui, nel 1964, furono ritrovate la famose "Lamine di Pyrgi" ( https://it.wikipedia.org/wiki/Lamine_di_Pyrgi ), il primo mezzo attraverso cui si iniziò a comprendere la lingua etrusca.

 

 

Patrimonio dell'UNESCO, si estende per oltre 100 ettari e più di 2000 tombe, di cui il nucleo più antico, si estende lungo la Via degli Inferi al di fuori della recinzione dell area museale, dove percorendola comprenderemo più a fondo la cultura di questo grande popolo, che se da una parte viveva gioendo della vita, amanti del buon cibo, e dell’amore, dall’altra avevano una cura e ritualità, che noi oggi possiamo solo tentare di immaginare, per il concetto della morte, non vista come fine, ma come trasformazione.

Forse antico retaggio di una spiritualità ben più antica, dove la madre terra ri accoglieva fra le sue spire ciò che aveva generato.

 

 

Il Castello di Santa Severa nasce come torre/faro di avvistamento in epoche assai remote.

L’antico porto di Pyrgi, appunto, era uno degli scali più importanti di tutta l’area del mar Tirreno, ed era alle dipendenze della città di Caere.

 

Con la caduta della città divenne porto e città romana.

Durante le epoche più volte rimaneggiato, si sono perdute quasi del tutto gli antichi aspetti etruschi, ma nello specchio d’acqua antistante, si scorgono bene i resti semi-sommersi del canale portuale, che era davvero imponente. Dobbiamo dire che i porti all’epoca non erano lungo le coste, bensì nell’entroterra, collegati con grandi canali d’accesso.

Scavi archeologici hanno messo in evidenza dei siti templari di notevole importanza, dediti alla Dea Leucotea-Ilizia, l'Etrusca UNI e, probabilmente a Thesan. Chiusi al pubblico per allagamenti, torneranno fruibili a breve.

 

 

La via degli Inferi dalla Necropoli di Cerveteri sino all’area sacra di Pyrgi.

 

Il tempo un po' incerto ci ha permesso di non rimanere intrappolati nella lunga coda verso il mare che solitamente si forma sulla Via Aurelia.

Appuntamento davanti alla Necropoli della Banditaccia puntali tutti alle 1030.

 

Un po' di confusione iniziale, per via della mia maglietta istituzionale, e per l’assenza del pagamento bancomat, che si risolve facilmente con un sorriso una spiegazione tranquilla da parte del nostro dirigente Claudio Giorgini, conclusosi con una stretta di mano, una chiarificazione riguardo l’Associazione ed uno straordinario “ a presto..” da parte di Paolo, un addetto al controllo del sito della Sovraintendenza.

 

Così, stretta dalla mia bella e ...caldissima.. felpa con 26 gradi, (“conditio sine qua non” affinché io potessi entare all’interno del recinto museale della Necropoli della Banditaccia), ci immergiamo assieme ad un gruppetto e la guida della Sovraintendenza, lungo il percorso.

Luogo magico, dove ogni albero parla di quella energia che ha accomulato nel corso dei milleni, ci viene raccontato il mondo antico della vita attraverso la trasformazione della morte nella storia degli Etruschi.

 

Popolo assai misterioso, proprio come il loro culto della morte, dove la traccia visibile del loro passaggio sulla terra, sembra proiettarsi verso un “domani” senza radici nel presente.

 

 

Invece è proprio questa la loro peculiarità: l'aver perfettamente compreso che questo corpo è un contenitore di esperienza che va vissuto nel miglior modo possibile, (tant’è che sono conosciuti per il loro amore per la vita, per le cose belle, per il buon cibo e il vino..) per poi poter attingere ad un aldilà in perfetta sincronia con il creato.

Non è affatto vero che le uniche tracce a noi pervenute di questo popolo siano le “ città dei morti”; è vero, di fatto, come queste siano le più evidenti e ricche di fascino, ma attraverso queste, possiamo intuire la loro poca sobrietà nella vita quotidiana, il loro appellarsi alla divinità come un sentire possente, figli di un tutto che non è governabile, imprescindibile, di cui si facevano guardiani attenti, lasciando al fato l’ultima parola.

 

Così, immersi nei frammenti del mio sopito chiacchiericcio, perché non mi è permesso fare da guida nei siti museali, alternando le informazioni molto attente e di gran spessore ma puramente tecniche, ho lasciato che la parte archeologica, con date precise e spiegazioni scientifiche trovasse spazio nella visione antropologica di un pensiero che fluisce senza influenzare i fatti storici, aprendo le porte ad ulteriori domande, alle quali spesso non si sa dare risposta.

 

 

 

Così la Via degli Inferi è tornata viva, malgrado il nome così impressionante; la tagliata che collega la necropoli rupestre a quella monumentale, la strada sacra che portava sia a Cere che a Bracciano attraverso la forra che risale il torrente, le tombe si animano, non sono più solo luoghi sacri dove deporre un caro defunto, bensì un “altare” su cui la vita scorre.

 

 

Ero stata informata dell’opportunità di poter usufruire di alcuni pass per la visita straordinaria ad una tomba inaccessibile, in quanto sempre chiusa: una fra le tombe più famose per il ritrovamento intatto del suo corredo funebre: la Regolini- Galassi.

Si tratta di una tomba assai particolare, interrata completamente, e mancante del classico tumulo sovrastante.

La sua forma ricorda perfettamente un pozzo sacro di natura nuragica, ma all’interno,fu trovato un corredo d’oro di inestimabile bellezza, a tutt’oggi fruibile presso i musei vaticani nell’area Gregoriana.

 

 

Si tratta di carri d’oro, pettorali finemente lavorati in oro e filigrana, bracciali di incredibile bellezza, tutti degni di una Grande Regina, trovata all’interno della struttura scavata nel banco tufaceo a forma di piccola capanna.

Peccato che ancor oggi si parli di colui che è stato ritrovato sepolto al di fuori della cella principale, decretato come un gran condottiero, un “eroe” dell’età del ferro.

 

 

Nessuno mette in dubbio le qualità di quest’ uomo di cui abbiamo perso nome e identità, come della donna sepolta invece nella zona più sacra della tomba stessa. ...Ma ancora una volta, viene spontaneo chiedersi il perché di una sepoltura tanto fastosa per una donna, se il soggetto dell’”Heroon” era un uomo?

 

A questa domanda la nostra guida ci porge la mano, forse nella speranza di non incontrare altri visitatori così esigenti, e ci augura un buon proseguimento di giornata..

 

Giornata che prosegue infatti sulle rive del mare Tirreno, davanti a ciò che rimane dell’area sacra dei Templi di Pyrgi, oggi purtroppo malgrado un permesso speciale apposito, non fruibili, causa allagamento per la pioggia di questi giorni.

Caffè al bar nel piazzale, antistante all’ingresso del castello, dove una volta era il porto della città di Cere.

 

Camminando lungo la via d’ accesso, si fa un viaggio a ritroso nel tempo: dall’epoca moderna a quella rinascimentale, per poi attraversare con i suoi rimaneggiamenti la storia medioevale affiancata a quella romana. L’antico Etrusco inglobato perfettamente quasi irriconoscibile all’occhio meno attento, ma le antiche banchine frangiflutti e le mura ciclopiche non destano dubbi.

Così si parla, davanti a quel mare che ha visto un via vai di navi, da quelle da guerra a quelle mercantili, della Dea a cui si rivolgevano i marinai, a cui erano dedicati i templi, posti proprio alla fine della via sacra larga ben 11 metri che collegava tutto questo all’entroterra.

 

La grande Dea UNI, parte della trilogia delle deità più potenti del pantheon etrusco, dea che in età arcaica divenne Afrodite, il cui tempio venne distrutto da un incendio per opera di Apelle, stratega siracusano intorno al 450 a.C.

 

La visita si conclude con una "benedizione" da parte di un piccione che punta da sinistra un compagno di avventura; per dirla all’etrusca.. “fernova”!!!

 

Caro Paolo.. successo negli affari, gli insegnamenti degli Auguri non mentono mai…. anche dopo millenni..