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June 17, 2019

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MONTERANO: UN ITINERARIO CLASSICO TRA STORIA E NATURA

April 23, 2018

 

Come da programma, domenica il Civitas si è dato appuntamento per una bella passeggiata fra natura e storia.

La meta era quella di Canale Monterano, con il suo fascino ambiguo e la piana delle cascate a valle di questa misteriosa e altrettanto sfortunata città abbandonata.

 

Il gruppo, che ha visto uniti soci sostenitori, effettivi e neo partecipanti, si è incontrato alla stazione FL3 Olgiata per poi partire alla volta della prima tappa: caffè e cornetto per tutti!!

 

Le precedenti giornate calde avevano fatto si che la natura sbocciasse con tutto il suo vigore, e così anche lungo la strada si è potuti godere di panorami bellissimi, fra il verde dei prati punteggiati di margherite bianche, il marrone della terra dissodata e gli animali al pascolo.

Decisamente quest’anno la primavera è davvero bellissima…

 

Arrivati a destinazione, si era indecisi se visitare prima la Città antica di Monterano o le forre dei due fiumi che formano lo sperone tufaceo su cui questa sorge: chiacchiere e sensi di marcia obbligati hanno inconsapevolmente determinato scelta, ed il gruppo si è ritrovato così al parcheggio da dove parte il sentiero per la visita alla città.

Prima sosta sotto il Ponte del Diavolo, per poi proseguire fino alla chiesa di San Bonaventura.

 

Da lontano la vista è spettrale, ricorda davvero il detto “una cattedrale nel deserto”; ma man mano che ci si avvicina, si rimane estasiati alla bellezza di questa costruzione (che architettonicamente ricorda quella di un tempio più antico), e dalla fontana ottagonale posta davanti all’ingresso.

All’interno, ahimè chiuso al pubblico, probabilmente per timore di crolli (il che è tutto dire..!!), il grande albero di fico selvatico fa la sua bella mostra, riportandoci alla memoria le scene del "Marchese del Grillo", qui girate con Flavio Bucci.

 

 

 

Fra risate e foto si decide di andare a visitare ciò che rimane del Palazzo Baronale e di immortalare il gruppo davanti alla nota Fontana del Leone.

Del cornetto della colazione oramai non vi era più traccia, e cosi seduti fra le antiche mura d’ingresso, qualcuno decide di tirar fuori dallo zaino ogni bene commestibile.

Così, godendoci un po di frescura, si scambiano le prime impressioni.

 

 

 

Qualcuno già era stato in questo luogo, ma il rivederlo e... riscoprirlo.. attraverso tutta una serie di informazioni storico-antropologiche (in puro "stile Civitas"), è stato il giusto compenso  di chi aveva accettato comunque di tornarci..

Ma per comprendere il perché di questa città sia stata addirittura rimaneggiata da un grande architetto come il Bernini, bisogna necessariamente tornare nella valle sottostante, nella forra creata sia dalla natura che dall’uomo.

 

Si potrebbe raggiungere la valle del Bicione anche attraverso la vecchia Cava e il sentiero ben tenuto dai guardiaparco ma, conoscendone bene la pendenza, si è pensato di riprendere le auto per la successiva tappa.

Attraverso la strada già percorsa e

si prendono le macchine per arrivare all’ingresso delle cascate di Diosilla.

 

Qui il panorama cambia totalmente: non più architettura studiata fra formule matematiche e disegni, ma quella altretanto perfetta, quella della natura stessa.

Le acque dell’affluente del Mignone e quelle del Bicione si incontrano, formando cascate e rapide, di varie grandezze, con vasche di acqua bianca dovute ad un misto di calcare e zolfo.

 

 

 

Il bosco in cui scorre il fiume è un tripudio di felci e ciclamini selvatici, monoliti ricoperti di muschio, con forme piramidali o ad altare, ci ricordano che siamo in una zona decretata sacra dalle popolazioni preetrusche ed etrusche, e per questo che il vociare allegro e un po ridanciano del gruppo, ad un certo punto diviene ascolto.

Ascolto dell’acqua che scorre fra pareti di roccia rossa e il fruscio del vento fra gli alberi.

Ora è la natura, vero architetto, a mostrarsi in tutta la sua perfezione.

Ponticelli, grotte e cascate per giungere alla piane sottostante dove ci aspetta la Zolfatara attiva.

Dall’ultima escursione Civitas, si è notevolmente ingrandita, così tante piccole sorgenti attorniano la principale …

Nessuno parla.

 

 

Si rimane estasiati, malgrado il nutrito gruppo di persone che affollano i prati.

All’ombra di biancospino divenuto albero, ci si sdraia, chi a prendere un po di sole, chi a finire il lauto pasto, chi a scambiarsi le foto scattate..

Ultimo sforzo: la tagliata di Manthurna ci aspetta lassù. Gambe in spalla, nel vero senso della parola, e si entra nella magia, come solo una via Cava sa creare.

 

 

 

Un ultimo sguardo alla forra e al bosco, nella speranza di vedere quei rapaci che ora hanno colonizzato le prime tombe rupestri, e via verso le macchine.

Allontanarsi da questi luoghi lascia sempre un po di tristezza; birra ghiacciata e finalmente una sedia, anche per la Direttrice che fino a quel momento era sempre stata in piedi, fanno tornare il sorriso dandoci l’appuntamento alla prossima avventura …

 

 

 

 

 

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