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June 17, 2019

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TESORI DIMENTICATI: IL FERRONE

April 11, 2018

Come sapete, una buona percentuale delle nostre attività consta nel rilevare

e segnalare luoghi di importanza storica, archeologica e paesaggistica in stato di abbandono oppure oggetto di vandalismo, che poi è la diretta conseguenza alla prima situazione. Aree la cui rivalutazione potrebbe dar vita ad itinerari per un turismo selezionato ed offrire un fortissimo indotto all’economia locale e, di riflesso, a quella nazionale.

 

Per questo, spesso ci troviamo con il fango alla cintura o “tatuati” su tutto il corpo dai rovi…

E’ il caso della “Necropoli del Ferrone”, ubicata sulle rive del fiume Lenta, nella tenuta omonima a circa 1 ora di cammino delle più note Terme di Stigliano: un angolo di cultura etrusca nei Monti della Tolfa con sepolture a fossa, a tumulo e (rare in questa area) a dado.

Inizialmente scoperta attorno agli anni’50, questa è stata oggetto di scavi da parte del GAR tra il 1989 ed il 1997 con il ritrovamento di numerosi oggetti di raffinata fattura, elemento che purtroppo per decenni ha attratto più i tombaroli che gli scienziati.

 

 

 

L’intera area, oggi praticamente irraggiungibile (rispetto alla rete viaria moderna) e conosciuta solo a pochi, un tempo era collocata su uno dei più importanti snodi viari della Clodia, in direzione di Cerveteri.

Le epoche nelle quali furono condotti gli studi su questa zona, non contemplavano ancora la ricerca su precedenti popolazioni italiche (Cultura del Rinaldone ed altre minori) altrimenti sarebbe stato piuttosto evidente notare la loro “firma” sui numerosi banchi trachitici, oggi celati dai boschi che avvolgono l’altopiano della necropoli. Anche alcune sepolture, ci hanno riportato alla mente un modello già osservato nei pressi di Santa Severa (Pian Sultano/Caravelle) e sulla provinciale che dalla citata località marina conduce a Tolfa (Le Pantanelle/Tolficciola), con origini molto più antiche.

 

 

Non dimentichiamo che fino al Medioevo (qui al Ferrone c’era anche un castello, il  “Castrum Rocche Tingjani”,  oggi scomparso) i siti etruschi erano riutilizzati per la vita quotidiana: con un semplice esercizio di logica, parrebbe ovvio come gli stessi Etruschi optassero per la medesima soluzione, occupando insediamenti di popolazioni molto più antiche, ma di questa fase si tende a non far troppo parola.

 

La distanza dalla principali vie di comunicazione ha preservato il paesaggio che risulta realmente incontaminato. Dopo una mezz’ora di cammino, si apre agli occhi una valle circolare di rara bellezza attraversata dal corso d’acqua (che si è poi costretti a guadare). Se non fosse per qualche aereo, anche l’impatto sonoro potrebbe essere lo stesso da millenni. Tutta l’area è ricchissima di sorgenti affioranti, particolare che rende il terreno particolarmente fangoso ed instabile ma la fatica è ricompensata dalla bellezza.

Già sulle prime alture scavalcate dal tragitto si possono notare pietre calcaree con tagli non sempre naturali, soprattutto in corrispondenza delle citate sorgenti. Nella valle accanto, alcune assumono le caratteristiche forme pseudo-piramidali ed un posizionamento tipico dei menhir.

 

Tanta meraviglia è purtroppo funestata dal senso di tristezza nell’aver trovato la Necropoli del Ferrone in un totale stato di abbandono. Sono dell’idea che la natura in parte possa anche preservare i manufatti antichi ma, in questo caso, è evidente come lo stato avanzato di erosione e dissesto stia compromettendo definitivamente un tesoro che ha sfidato quasi intatto i millenni.

 

 

 

Il totale isolamento dell’area consentirebbe tranquillamente nuove attività di scavo clandestino (dai nostri rilievi, il sito è stato riportato alla luce per un 50%) e deturpamento, senza contare le possibilità di turismo culturale che un simile itinerario (magari unito alla vicina e simile Necropoli di Pian Conserva) potrebbe favorire.

 

A documentare l’intero sopralluogo, si è unito alla nostra squadra Adrian Moss (Explore Tuscia) che ringrazio personalmente: ho riscontrato in lui uno spirito battagliero e difesa del territorio, oggi sempre più raro, soprattutto quando alimentato da passione e non da ritorni economici.

 

 

 

 

 

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