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RIPA MAIALA, UN BRIVIDO A 40°

October 29, 2017

E' stata un'estate torrida ma il team di ricerca archeologica del CIVITAS non si è fermato malgrado le temperature di oltre 40°C...

Quando è in gioco il brivido di una tessera da aggiungere al puzzle dei nostri studi, le condizioni climatiche passano in secondo piano. Si decide di seguire una linea di azione specifica, basata su quanto emerso in questi anni dalle indagini condotte sulla cartografia antica e moderna, sullo studio della toponomastica e con l'ausilio di testi e resoconti di sopralluoghi dimenticati in polverosi volumi. Ma facciamo un passo indietro…

 

Più di una volta, durante le nostre escursioni, ci siamo trovati, camminando sia in boschi che in radure, a monitorare siti con pietre trachitite intagliate o che costituivano insediamenti ai quali non sapevamo dare una risposta. Due anni fa, con la scoperta del sito astronomico databile nell’Età del Bronzo, abbiamo cominciato ad appassionarci a questa civiltà, che oggi da numerosi studiosi viene classificata come protostorica ma che fino a qualche decennio fa non veniva nemmeno presa in considerazione se non da qualche antropologo.

 

Così come un filo di Arianna , il Civitas si sta impegnando a condurre indagini approfondite che riguardano questa civiltà scomparsa o più probabilmente evolutasi in qualcos’altro, lasciando tracce che ora siamo in grado di decifrare, dei loro culti e dei loro stanziamenti abitativi.

Quello che salta subito all’occhio è che ogni piano tufaceo o di altro materiale eruttivo , costituitosi fra corsi di acque più o meno grandi , crea un possibile insediamento umano.

 

La vicinanza di grotte con sorgenti ci fa pensare ad un culto di acque, che ben sappiamo presente nel territorio, e quindi tracciare una mappa di questa civiltà non dovrebbe essere così complicato. Invece paradossalmente lo è, perché l’evoluzione della società da cacciatrice ad agricola e poi commerciale non è stata omogenea, e la stessa popolazione esistente sul territorio si potrebbe essere fusa e non solo evoluta, avendo dato  origine a quella che oggi archeologicamente chiamiamo come cultura Protovillanoviana, ovvero i percursori degli Etruschi.

 

Tutta la zona dell’alta Tuscia (ma non solo) presenta punti in comune. All’occhio sempre più attento che prima riconosceva tumuli e tagliate etrusche facilmente, ora è in grado di cogliere i siti nei quali queste popolazioni abitavano, di cui sappiamo molto poco, e quindi ogni dato diviene un ipotesi di studio.

 

 

 

L’ultimo crinale dei Monti della Tolfa che si affaccia sulla Maremma laziale e sul mare e dal quale cui si gode la vista del Giglio, Giannutri e Orbetello, si chiama Ripa Maiala. A circa 5 km da Allumiere, a 10 dal mare e con l'importante insediamento di Monte Rovello a vista, questa si eleva per 200 metri come un'antica scogliera a picco

 

Siamo in pieno territorio Tarquiniese-Tolfetano.

Alla vista si nota la scarpata che si affaccia sul mare con numerose fessurazioni verticali, che finiscono sulla base sottostante come anfratti, grotte e ripari: ambienti ideali per un insediamento umano, completati dall’esposizione e dalla sorgente sia di acque dolce che sulfurea poco distante.

Oggi questa rupe si trova all’interno di un grande appezzamento privato e bisogna chiedere l’autorizzazione al proprietario per accedervi.

 

 

Sappiamo da bibliografie che il sito è stato studiato negli anni ‘60, ma solo dal punto di vista archeologico, così tutto ciò che riguarda il concetto sociale, di culto e spiritualità e varie supposizioni e riferimenti ad altri siti similari per conformazione geologica, è stato lasciato al caso.

Il Civitas, così ha deciso di investire un poco del suo tempo in questo senso, intensificando le ricognizioni per acquisire maggiori elementi di confronto che messi insieme potrebbero dare una nuova visione d’insieme.

Alla base di questa ripa dicevamo, c’è una grande grotta, che carte topografiche antiche chiamano Gran Riparo, ma la nostra attenzione si è fermata sulla grotta adiacente dove all’interno si trova  una fonte perenne.

La grotta profonda più di 4 metri, doveva essere molto più estesa e questo si evince dal materiale accumulato sul fondo, che fa pensare al franamento della volta superiore in chissà quale epoca.

 

 

 

Esposta ad ovest vede il tramonto del sole sulle isole.

Tutte le nostre ricerche, poche per ora a dir il vero, per mancanza del solito tempo, sono rivolte a ricostruire il puzzle dell’era protostorica. Ciò comunque ci ha permesso di costituire una mappa abbastanza dettagliata di questa vasta zona, dove le caratteristiche comuni compaiono dal mare, Civitavecchia, Santa Severa, Tarquinia, fino all’entroterra, da Luni al sito astronomico di Castel Giuliano.

La civiltà appenninica, chiamata così per la caratteristica costruzione di grandi capanne abitative, era quindi presente su tutto il territorio. E se l’abitato era standardizzato, si potrebbe supporre che anche ciò che più ci interessa , ovvero le attività legate all’antico culto matriarcale, dovevano avere un iter similare.

 

Se definiamo per cultura una somma di costumi ed usi, manufatti conquiste tecniche omogenee, questo non vale però molto per il discorso antropologico.  Infatti, se la raccolta di frammenti e reperti permette una presunta datazione più o meno soddisfacente per la ricostruzione del passato, questa metodologia non può essere utilizzata per catalogare un era in base ad usi e costumi , a rituali ed usanze.

La stessa civiltà, si può desumere, che possa assumere varie “facies”, basate non solo dalla tendenza dettata dal “momento storico” ma anche dall’economia del luogo, dagli scambi commerciali e quindi anche il patrimonio spirituale può essere diversificato.

Così il filo di Arianna, da cui è partita la ricerca e tutto questo articolo, rimane il culto potente delle acque.

 

Questo territorio, compreso fra il fiume Mignone , il monte Sasso ed il mare, veniva considerato dagli archeologi come una unità a se stante, con caratteristiche ambientali del tutto particolari. Oggi, l’occhio più attento e gli studi comparati, ci fanno comprendere come l’avvento della cultura successiva, quella definita Villanoviana (o Protoetrusca), sia stata causa di un mutamento radicale nella società dell’epoca. Cosa sia avvenuto è alla base della nostra ricerca, perché una società non muta così repentinamente. Il culto e l’organizzazione della comunità hanno subito una trasformazione, ma il nucleo , l’essenza , benchè ben celata, è rimasta intatta. L’acqua quindi rimane ancora per secoli la principale fonte di venerazione, e l’uomo manteneva ancora un saldo legame con la natura, che non violava, ma cercando di comprenderne la forza, ne traeva beneficio, attraverso lo spirito di collaborazione.

 

Ogni sito ci offre la possibilità, di cogliere come la natura stessa non veniva imprigionata, ma liberata ed incanalata, affinché la sua forza non fosse distruttiva , bensì collaborativa.

Ripa Maila merita uno studio accurato; sul pianoro a 200 metri d’altezza dove il mare lo puoi toccare allungando una mano, si rimane affascinati a guardare un tramonto… come la stessa civiltà che lo ha abitato, e dove qui ha combattuto e pregato.

 

 

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