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June 17, 2019

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LA TOLFA SCOMPARSA

August 3, 2017

La giornata è calda, forse troppo, ma ci facciamo coraggio sapendo che il percorso da affrontare è quasi totalmente nel sottobosco.

 

 

La "Tolfaccia"... Cosa può esserci di così attraente in un luogo che la stessa toponomastica ha etichettato con un dispregiativo? Un luogo che nel medioevo era chiamato “Tolfa Nuova”, in alternativa dell’abitato più antico (Tolfa Vecchia)  ancora vivo e vegeto. Se la stessa denominazione è già di per se un enigma (Tolfa non sembra provenire dalle lingue Etrusca e Romana), ciò che più interessa i nostri studi è la posizione strategica: il monte detto “della Tolfaccia” è tra le poche alture del Lazio che, pur essendo ubicate diversi chilometri nell’entroterra, è visibile dal mare per un lungo tratto di costa. Circa 15 anni fa, un archeologo mi raccontò come una delle feritoie delle mura (ora quasi totalmente scomparse) sulla cima della Tolfaccia, mirasse con grande precisione la torre saracena del Castello di Santa Severa, sul mare. Ubicazione, visibilità, forma triangolare e costante presenza umana nei secoli, hanno quindi candidato questo sito ad essere considerato come un probabile insediamento antichissimo.

 

 

Arrivati nei pressi delle pendici del massiccio, sul ciglio della strada carrabile che giunge dalla località "La Bianca" è possibile notare delle grandi pietre con una evidente opera umana di stondamento  e taglio. La collocazione alla rinfusa purtroppo testimonia un rotolamento dall’altura, rendendone impossibile la decifrazione di un qualsiasi significato. Questo fatto ci ricorda come il principale problema di tutta questa zona sia lo scivolamento a valle degli strati del terreno composti da sabbie argillose. Impossibile non notare gli enormi solchi scavati dall’acqua e le palizzate inclinate a testimonianza di un continuo movimento della terra.

 

Una simpatica mandria di buoi ed un gruppo di somari sembra attenderci nel punto dove dovremmo lasciare le auto. Gli animali, visto il gran caldo, circondano completamente il grande fontanile (detto “La Fontanaccia”) da cui fuoriesce da millenni una fresca acqua sorgiva. La sua presenza, infatti, ha fatto sempre supporre la presenza di insediamenti umani anche in epoche molto antiche.

Curioso notare come anche in questo caso la denominazione sia marcatamente dispregiativa.

 

 

 Dietro di noi, ciò che resta di una villa romana. Ebbi modo di vederla parecchi anni fa, con gli scavi ancora in essere e ne rimasi piacevolmente colpito: era una villa di architettura rustica, un antico e lussuoso “ranch” di qualche facoltoso nobile romano.. Oggi versa in uno stato di totale abbandono, recintata ed invasa da rovi che la stanno lentamente sottraendo alla vista del viandante.

 

Il tanto discusso Annio da Viterbo (1437 - 1502), indicò qui l’antico Forum Clodii (oggi individuato nei pressi di Bracciano): “ab hac Tulfa Nova: olim Foro Claudii: recta via est in Tarquinias" … “Est igitur Tulfa Nova inclyta praefectis manis usque ad tempora nostra: quae destructa a Sarl nis nomen Claudium perdidit et a reparatoribus vic Tulfanis Veteribus nomen desumpsit”.

 

Come si può notare, Annio cita una Tolfa Nuova ed una Vecchia e la prima –a dispetto del nome- è esattamente quella dove ci troviamo, completamente distrutta… Secondo le notizie forniteci dallo storico viterbese, quando le incursioni saracene terrorizzavano l’intera area sub-maremmana, esisteva, non lontano dal mare, sul monte ora detto della Tolfaccia, un centro romano da lui identificato nell’Itinerario Antonino col Forum Claudii, poi distrutto dai Saraceni.

Dopo un periodo indefinibile l'insediamento fu abbandonato, per essere poi riedificato dagli abitanti della odierna Tolfa. Il nuovo paese, però, non riprese il nome antico preferendo quello di Tolfa Nuova.

 

Per contrasto, il luogo di origine di questi volenterosi costruttori acquisì l’appellativo di “Vecchia”. Per alcuni secoli, Tolfa Vecchia e Tolfa Nuova (che si “vedono” dalle rispettive cime) vissero parallelamente. La prima, verso la metà del secolo XV, grazie alla (ri)scoperta dei giacimenti di allume, godette di un inatteso sviluppo economico e demografico, anche per l’apertura di nuovi commerci attraverso il vicino porto di Civitavecchia, mentre Tolfa Nuova rimase ancorata ad un’economia strettamente rurale. Inesorabilmente si innescò un fenomeno migratorio verso il vecchio paese che in poco tempo portò quello ricostruito all’abbandono.

 

A questo punto abbiamo due chiavi interpretative sulle vicende successive allo spopolamento: una prima cita il Papa Sisto IV che decise di far radere al suolo il paese (forse per evitare divenisse dimora di briganti, come nel caso dell’oggi scomparso borgo di “Carcari”, nei pressi di Santa Severa); una seconda, attribuisce le distruzione al successivo Papa Paolo II in rappresaglia alla politica economico-mineraria dei Tolfetani in contrasto con lo Stato Pontificio.

 

 

A prescindere dalle motivazioni e dall’epoca precisa, lo stato in cui versano attualmente gli  antichi edifici  di Tolfa Nuova, testimonia una devastazione voluta e non operata solamente dal tempo.

L’aspetto generale del sito, corroborato dalle numerose immagini satellitari, inducono ad ipotizzare il Monte Tolfaccia come un luogo strategico (si domina un vasto tratto di mare e le pianure fino al Monte Argentario) abitato sin dalla più remota antichità. L’archeologa Barbara Barbaro, scrive di alcuni ritrovamenti di epoca protostorica del Bronzo Medio e di una tomba scoperta dal Bastianelli negli anni ’40. Purtroppo tutto il materiale rinvenuto fu distrutto durante il bombardamento di Civitavecchia dell’ultima guerra. Di certo la Tolfaccia si colloca perfettamente nello scenario allo studio del CIVITAS che vede una minore percentuale di insediamenti etruschi nell’area compresa tra Il Sasso (nei pressi di Cerveteri) ed il territorio di Tarquinia, quasi a significare la presenza di altre popolazioni forse più antiche e radicate.

Ma di questo parleremo dettagliatamente in un prossimo articolo.

 

 

 

Per salire sul monte Tolfaccia, sede dei ruderi della Tolfa Nuova, si deve percorrere un sentiero alle spalle della villa rustica romana, tracciato che quasi subito si perde nel sottobosco, inducendo a seguire il solo intuito. L’idea che sin da subito ci coglie all’unisono e che moltissime pietre trachitiche (possibili testimonianze di un passato più antico) siano state fatte rotolare a valle per far spazio alle nuove costruzioni medievali. Dopo una bella camminata alla cieca, iniziamo a scorgere i profili delle mura e le fondamenta della città. La sensazione di tristezza vince anche sul senso di spettralità che solitamente pervade luoghi come questo: qui davvero è stato tutto azzerato! Viene da pensare alla fatica, al coraggio ed alla passione di chi aveva eretto una nuova città, forse agognando un futuro migliore, una sorta di rinascita.

In questo luogo, si percepisce come i sogni siano stati distrutti assieme agli edifici.

 

 

A dispetto di quanto avevamo letto, le dimensioni dell’abitato appaiono considerevoli ed in un tratto si fa fatica a procedere tra le macerie. Le numerose abitazioni, le fondamenta di una chiesa, un forno ed un tratto muro fortificato celano un’altra sorpresa: la cima è sorretta da uno stupendo banco trachitico dalla cui sommità si gode di una vista a 360° per decine di chilometri, compreso un primo piano dell’attuale Tolfa. Da lì scorgiamo quella che doveva essere la sede dell’antica strada di accesso, collocata alle spalle del monte rispetto al sentiero da noi percorso.

 

 

 

Il tempo scorre e l'alta temperatura, nonostante il bosco, non ci è di conforto. Decidiamo di scendere (...ovviamente non ritrovando lo stesso sentiero percorso all’andata…) e di effettuare un rapido sopralluogo nella piana sottostante. In moltissimi punti emergono dal terreno pietre che formano poligoni (visibilissime dal satellite e dalle riprese con i droni). In un punto addirittura spicca verso l’alto l’angolo di un muro di chiara fattura romana. Ma tutto resta sepolto; tutto è celato. La storia di questo luogo sembra volersi esaurire nelle tristi vicende medievali: la stessa citata villa romana detta “della Fontanaccia” -che a sua volta poggia su una necropoli dell’Età del Ferro e della quale potete leggere un’accurata descrizione all’indirizzo http://www.0766news.it/lavilla-della-fontanaccia-allumiere/ , dopo l’entusiasmo degli scavi iniziati 1987 oggi è regno di rovi e serpi.

 

Riprendiamo la via verso Allumiere, convinti che la Tolfaccia prima o poi rivelerà dei tesori che ne cambieranno il destino, attualmente avviato all’oblio.

 

 

 

 

 

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