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June 17, 2019

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LUNGO LE ROTAIE, VERSO LUNI

June 30, 2017

L'escursione era già stata programmata per la metà di Giugno, dove il clima sicuramente meno afoso avrebbe permesso una giornata intera presso uno dei siti più affascinanti di quella parte di Tuscia compresa fra il fiume Mignone e il mare; problemi sopraggiunti alla nostra direttrice avevano fatto si da procrastinare questa uscita a data da destinarsi, ma molti soci erano rimasti un po' delusi, in quanto l'idea di questa escursione aveva creato non poche aspettative, soprattutto alla luce delle teorie che ultimamente si stanno profilando attraverso gli studi che il Civitas sta facendo, riguardo le civiltà Villanoviane e protostoriche, che ha abitato la nostra regione. 

Così, in una giornata di pausa da questa torrida estate, la direttrice ed un piccolo gruppo , si sono recati presso il sito di Luni sul Mignone.

 

Appuntamento fissato di buon mattino, perchè malgrado le temperature fossero scese, gli organizzatori non avevano nessuna intenzione di farsi trovare impreparati dal gran caldo soprattutto sul pianoro del costone tufaceo, sede dell'antico abitato dove ancora, malgrado il degrado e lo stato completo di abbandono, come molti di questi siti, si possono ammirare i basamenti delle prime abitazioni a capanna, chiamate Case Germaniche. 

 

La strada non è molta e dato che c'è poco traffico, si decide per una piccola deviazione per Civitella Cesi, un piccolissimo borgo arroccato con i suoi circa 200 abitanti, che ci accoglie con mura altissime erette da piu di 2000 anni, dando spettacolo della sua inespugnabilità.

 

Civitella Cesi ha una sola strada di accesso: in pochi minuti si riprende la via principale che ci porta alla vecchia stazione dove una strada bianca ci avvolge nella sua polvere per farci iniziare un viaggio a ritroso  nel tempo.

 

Ci fermiamo poco prima di imboccare la vecchia ferrovia Orte - Civitavecchia per dare spiegazione di ciò che avremmo visto fino alla sosta finale al sito di Luni; anche la sola dea di percorrere con le auto una via ferrata (oggi senza binari), crea una certa emozione nel gruppo.

 

Il paesaggio cambia velocemente, come lo osservassimo da dei finestrini di un treno a vapore; fotogramma per fotogramma si passa dalle mura alte di contenimento della ferrovia, ad una tagliata etrusca, a campi coltivati e torrenti che corrono paralleli a noi.

 

Ci fermiamo davanti l'ingresso della galleria, in quanto per sicurezza non potendo percorrerla in doppio senso, è meglio accertarsi che dall'altra parte non provenga nessuna per non rischiare di farsela a retromarcia... la monorotaia non permette grandi spazi di manovra!

 

Si rimane sempre un po' stupiti nel compiere questo tragitto, la via ferrata e il suo trenino sembrano accompagnarci con i loro antichi echi...

Lentamente il gruppo si ricompatta e si prosegue fino al punto in cui la ferrovia attraversa il fiume Mignone.

Lì, da un lato abbiamo il sito di Luni sopra lo sperone di roccia e dall'altro il ponte non percorribile con le auto, (qualcuno aggiunge un "menomale"): bello ed inquietante , offre a bikers e pedoni una vista mozzafiato su uno dei fiumi navigabile dell'antica Etruria.

 

 

Come di consueto, mentre si cammina si racconta la storia, quella dei libri, quella delle nuove scoperte, quella degli archeologi, e un po' la storia si racconta da sè, attraverso lo stretto sentiero che si incrocia con un diverticolo dell'antica Via Clodia che porta dritti all'ingresso delle rovine di questo villaggio.

 

Si profilano davanti a noi la salita e la tagliata esterna; le pietre che sembrano immobili, senza vita davanti ai nostri sguardi sembrano animarsi attraverso ciò che viene raccontato storicamente di questo luogo. Gli scavi effettuati negli anni '60 hanno portato alla luce numerosi manufatti di fattura micenea, il che fa supporre ad una popolazione non troppo "cavernicola", ma che era in grado intorno al 3500 a.c. di commerciare con ciò che noi conosciamo come l'Antica Grecia (studi che si stanno compiendo fanno supporre anche altre tesi, di cui poi vi daremo conto).

 

La necropoli che si affaccia su i due dei tre fiumi che circondano la rocca tufacea  è di tipo rupestre  ed offre al gruppo la possibilità di comprendere il filo conduttore di questa civiltà, che dall'Età del Bronzo, e forse ancor prima sotto forma di popolazione nomade, ha cominciato a stanziare i propri villaggi in luoghi protetti dalla natura stessa, a coltivare le terre e allevare bestiame.

 

 

Lungo la via della storia ci si accorge che poi qualcosa è cambiato: la necessità delle alte mura di difesa, le case non più comunitarie, ma familiari, ci catapulta nell'era successiva del Ferro, dove ora le cittadelle divengono protagoniste per sete di conquista dei territori circostanti, certamente per interessi economici.

 

Passeggiando con il fiato corto perchè oramai il caldo la fa da padrone, si cerca di spiegare la storia anche attraverso ciò che si vede e non solamente attraverso ciò che si conosce dai libri.. questo è un po il punto di forza delle escursioni Civitas: nessuno vuole riscrivere ciò che ci è stato insegnato, ma abbiamo imparato a leggere meglio l'archeologia attraverso lo studio e l'approfondimento sul campo, anche in chiave antropologica.

 

 

Si attraversa l'ultimo pianoro e un po' di boscaglia per giungere sulle rive del fiume Mignone dove quasi tutti i soci decidono di frasi il bagno, forse non così causuale... dato che indossavano il costume sotto gli abiti da trekking!

In fin dei conti... cosa c'è di meglio di un pranzo al sacco e un bagno rigenerante al fiume in una calda giornata di metà luglio?

 

 

Rinfrescati e ancora un po' bagnati, riprendiamo la via del ritorno attraverso il vecchio sentiero che dovevano percorrere gli abitanti del luogo che risalivano dal Mignone fino al villaggio: sembra più un percorso di guardia, perchè si affaccia costantemente sulla riva del fiume e in pochi minuti si è nella parte alta della rocca dove oggi si può accedere attraverso una scala di ferro (ma si notano ancora i gradini scavati nella roccia dagli uomini del tempo).

 

Sulla cima il panorama è grandioso e il volo di due Nibbi aumenta la percezione di un viaggio nel tempo.. è davvero la rocca delle aquile!

 

Restiamo qualche minuto ancor sul posto ad ammirare il volo di questi animali e a riempirci gli occhi di tanta bellezza, per poi riprendere la via del ritorno.

Una bella scorpacciata di more per merenda, colte e mangiate sul posto, ed una birra ghiacciata in un bar del centro di Barbarano Romano chiudono come sempre con grande soddisfazione di tutti le escursioni in compagnia del Civitas.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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