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June 17, 2019

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ANTICHE VIE DELL'ACQUA... IN CAMMINO

June 14, 2017

 

Domenica 11 giugno 2017, in un pomeriggio con bel venticello inatteso, ci siamo recati verso la forra del Biedano, torrente che scorre dalla Necropoli di Barbarano Romano fino alla piccola cittadina di Blera, formando una delle forre più belle e particolari.

La vegetazione è talmente tanto rigogliosa ed incontaminata che qualche nostro associato ha detto che sembrava di stare in un bosco di fate...

Infatti la fitta boscaglia, ricoperta per lunghi tratti dal polline bianco dei pioppi che sembrava avesse nevicato, e le piante d’acqua che ricoprono tutto il greto del torrente con una moltitudine di libellule dall’intenso colore blu, davano un senso di fuori dal mondo, che solo  il barbeque del sig.Vittorio è riuscito a riportarci con i piedi per terra.

 

Ma andiamo con ordine..

La scelta dell’appuntamento pomeridiano è stata dettata sia dal caldo della mattina in assenza di vento, sia dal fatto che cenare sotto le stelle, al fresco dell’area pic nic Il Caiolo, ci era sembrata una simpatica alternativa.

Quindi solito appuntamento nel pomeriggio al parcheggio delle Rughe sulla Cassia bis, e muniti di radio per non perderci lungo la strada, ci avviamo al punto di partenza, fra Barbarano e Blera.

In quel punto la tagliata , con le sue pareti di 10 metri e lunga 600 metri ci attendeva, come ha atteso gli abitanti del luogo che fino a pochi decenni fa la utilizzavano per gli spostamenti interni, ancor prima i pellegrini durante il medioevo, e prima di loro dagli Etruschi e Villanoviani che ti queste vie avevano fatto il loro punto di forza.

 

 

 

Le pareti sono piene di iscrizioni, purtroppo quelle etrusche sono andate sicuramente perdute, in quanto durante il medioevo e poi anche a seguire, la via cava è stata allargata per facilitare l’accesso ai carri che trasportavano merci . Nella parte alta infatti, non intaccata dal riutilizzo, si notano ancora incisioni e disegni di epoca molto più antica, sia per fattura che per corrosione, mentre nella parte più bassa, un tripudio di croci latine e a quattro bracci costellano tutto il cammino.

 

Ci fermiamo ad ammirare il panorama da lassù, dove viene spiegato il culto delle acque per gli antichi, il perché costruivano i loro villaggi in quella maniera, l’importanza dell’orientamento verso il sole, le vie di collegamento ecc..

Inoltrati finalmente lungo il sentiero che ci porta al greto del torrente, la passeggiata si fa ricca di suoni e profumi. Il bosco ci avvolge , il fruscio del vento fra gli alberi fa sembrare il torrente sia in piena, invece non è altro che un piccolo corso d’acqua nemmeno profonda che si guada facilmente.

 

Così fra soste ad ammirare un paesaggio quasi incontaminato, abbiamo cominciato anche ad abbassare il tono della voce, fino a ritrovarci nel profondo silenzio, quasi riverenziale… "shhh" ora parla la natura.

Passo passo dopo quasi 2 km arriviamo alla mola che forma una cascata di modeste dimensioni, ma che all’epoca aveva una capacità di acque non indifferenti, data l’imponenza della costruzione.

 

 

 

La mola è ancora ben mantenuta, con le sue mura alte e il largo camminamento,; la cascata ora si apre solo su di una campata , ma ce ne sono ben tre , e questo fa capire quanto in passato sia stata grande la portanza di questo che oggi noi chiamiamo torrente, ma che all’epoca era uno dei maggiori affluenti del Mignone.

Aggirando le mura di contenimento, arriviamo così alla meta del nostro percorso: l’antico acquedotto con il suo camminamento per le acque oggi purtroppo troppo in alto per essere bagnato ancora dal Biedano, ma che ci da l’opportunità di percorrerlo nel suo interno.

L’antico accesso è ben visibile ed una parte è crollata purtroppo, ma malgrado ciò, un bel pezzo rimane li a farsi mirare e noi scavalcando un grosso masso che  ostruisce il passaggio, frutto delle innumerevoli frane di cui è soggetto il luogo, entriamo in quello che una volta era il corso artificiale  del torrente, che così incanalato forniva l’acqua a tutta la parte più a nord come Blera, Grotta Porcina ecc.

 

E’ stupefacente toccare con mano la capacità ingegneristica di questo popolo vissuto più di 4000 anni fa di modellare il territorio senza renderlo privo della sua essenza selvaggia.

E’ la massima espressione dell ‘equilibrio fra natura e uomo, l’uno a guardiania dell’altro, in uno scambio continuo.. quello che noi da troppo tempo abbiamo perso.

 

 

 

 

Commenti , foto, spiegazioni riempiono lo spazio e tanto serve anche per riprendere un po di fiato, prima del rientro.

La luce comincia a farsi più calda, gli animali notturni del bosco cominciano il loro risveglio, e i suoni cambiano, come i colori; così torniamo verso il punto di partenza, appagati e affamati… telefonata al Sig. Vittorio che prepari che stiamo arrivando…

 

La Casina del Caiolo ci attende con vino fresco carne alla brace e una magnifica famiglia di cinghiali con tanto di piccoli che grufolano le more gelsi attorno alle nostre macchine..

Il Civitas è anche questo!

 

>I.B.

 

 

 

 

 

 

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