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TORNA IL CICLO DI CONFERENZE "ARKEIA VERITAS": Nuove tesi su Omero e sui Romani

July 21, 2016

PRO OLGIATA E CIVITAS INSIEME PER UN NUOVO CICLO DI INCONTRI ALL’INSEGNA DELLA CULTURA E DELLA CURIOSITA’

 

 

Giornata capricciosa con le nuvole che si rincorrono nel cielo coperto di Roma, tutto intorno il pungente odore dei fiori e il sapore di una dolce serata estiva, scenario perfetto per assistere a un interessante evento culturale. Sono quasi le 17.30 di giovedi 9 giugno e le sale dell’Olgiata Golf club si aprono per ospitare una delle conferenze più attese della stagione: Arkeia Veritas – con gli interventi di Felice Vinci “Il Segreto di Omero, Omero nel Baltico e le origini nordiche dell’Iliade e dell’Odissea” ed Elio Cadelo “Quando i Romani andavano in America, la scienza degli antichi navigatori”.

L’evento nasce dalla collaborazione di Pro Olgiata, Civitas, Olgiata International Cultural Group, Energy ed “E-nigma” (rivista digitale)

 

La sala è davvero gremita e non appena il brusio si dissolve, Roberto Bianchini, consigliere del Consorzio Olgiata, ma in questo caso in rappresentanza della struttura ospitante, è il primo a prendere la parola. Bianchini, con gesti misurati e parole ferme, accoglie tutti i partecipanti con i saluti del Golf Club e gli auguri per un evento così straordinario.

 

Dopo gli applausi è la volta del dott. Germano Assumma, presidente l’Associazione CIVITAS (Corpo

Italiano di Vigilanza agli Itinerari Turistici, Storici ed Archeologici), il quale ha spiegato la mission della associazione nata principalmente per la promozione, tutela e valorizzazione del nostro patrimonio archeologico e culturale. Dopo questo intervento la parola è passata al dott. Massimo Bonasorte, giornalista, direttore della rivista E-nigma magazine e ideatore del progetto Arkeia Veritas: un contenitore di eventi culturali, gestiti dall’Associazione CIVITAS, mirati a esplorare e indagare i misteri del passato e le nuove frontiere della scienza, mantenendo sempre un approccio multidisciplinare e avvalendosi solo di professionisti ed esperti dei vari settori.

 

Conclude questa carrellata di interventi Cristiano Barbarossa, presidente di Pro Olgiata, Ivana Minguzzi, anima dell’International Cultural Club e Paola Caruana per l’Energy Club, un luogo esclusivo dove poter sviluppare, con programmi personalizzati, sia la parte muscolare del nostro corpo sia la crescita e l’evoluzione interiore.

 

Il segreto di Omero

 

I versi del primo libro dell’Odissea recitati nella lingua di Omero iniziano a riecheggiare tra gli astanti ed è subito un’emozione imprevista per tutti. E’ la voce degli eroi che gridano la gloria delle loro gesta, ma anche il suono delle melliflue parole di Ulisse, artefice di grandi inganni e protagonista di straordinarie avventure tra creature fantastiche, magia, sciamanesimo e sanguinose battaglie.

Felice Vinci è un ingegnere nucleare, ma anche grande appassionato di letteratura classica, che iniziò la sua straordinaria sfida ai versi di Omero dopo aver letto un passo del De facie di Plutarco in cui era citata l'ubicazione di Ogigia, l’isola della ninfa Calipso. Da quel momento iniziò una ricerca che dura da più di venti anni e che è raccolta nelle 6 edizioni del suo libro, tradotto in varie lingue, intitolato Omero nel Baltico, saggio sulla geografia omerica (Palombi Editore).

Diapositiva dopo diapositiva Vinci strega letteralmente la platea quando inizia a mostrare le incongruenze sparse nei poemi omerici e una per una ne contesta e ne discute i pro e i contro.

Molti quesiti e dettagliate risposte, ma chi era davvero Omero? E quando furono scritte l’Iliade e l’Odissea? Ma soprattutto dove si svolsero le gesta dei grandi eroi omerici se non nella Grecia classica?

 

Vinci, con la sua energia trascinante, dimostra con parole sempre più vibranti come gli Achei sarebbero vissuti agli inizi del II millennio a.C. sulle coste del Baltico e alla metà del millennio, in seguito a un irrigidimento del clima, individuato in quest'epoca dalla paleoclimatologia, si sarebbero spostati verso sud lungo il corso del fiume Dnepr giungendo al Mar Nero e all’Egeo.

 

I nuovi venuti avrebbero fondato le città micenee (le tombe micenee più antiche sono ricche di ambra baltica, assente invece in quelle più recenti) e avrebbero quindi dato alle nuovi sedi i nomi delle località nordiche, ma in modo non perfettamente rispondente alla loro collocazione geografica originaria, a causa delle differenze di conformazione delle due regioni. Tutto ebbe inizio quindi tra i ghiacci del Nord Europa, Omero era dunque di origini nordiche?

Vinci ne è pienamente convinto e spiega come con la migrazione verso Sud queste genti avrebbero inoltre portato con sé i propri tradizionali racconti orali, una saga poetica ambientata nelle località della patria originaria, tra il mar Baltico e il Mare del Nord. La guerra di Troia si sarebbe svolta dunque non intorno al XIII secolo a.C., come normalmente ritenuto, ma intorno al XVIII secolo a.C. e non sulle pendici della collina di Hissarlik in Turchia, ma tra le pianure di Tojia, piccolo centro della Finlandia!

Ma questo è solo uno degli straordinari esempi che Vinci ha spiegato, ma nel suo libro è possibile trovarne moltissimi altri come il fenomeno del “sole di mezzanotte” o delle aurore danzanti…

Il tempo vola e Vinci conclude il suo trascinante intervento; ha convinto il pubblico e ha dunque il merito di aver aperto un nuovo punto di vista per lo studio della figura di Omero e soprattutto per la comprensione dell’Iliade e dell’Odissea.

 

L’inganno di Cristoforo Colombo

 

Sono molti i dubbi scatenati nella mente del pubblico da Felice Vinci, ma per chi avesse pensato, anche solo una volta, che l’intervento del giornalista Elio Cadelo potesse essere meno travolgente… si sbagliava.

Il giornalista inizia il suo intervento con parole precise e misurate scelte ad hoc per mettere in chiaro, fin da subito, che nel mondo antico si viaggiava e molto! I romani non erano da meno, come spiega nel libro intitolato “Quando i Romani andavano in America” (Palombi Editore), un saggio davvero straordinario dedicato allo studio delle conoscenze scientifiche del mondo antico, con speciale riguardo alle nozioni di navigazione e alle rotte conosciute.

 

Roma, evidenzia Cadelo, possedeva una delle flotte navali più imponenti e prestigiose del mondo antico. I suoi consoli e generali appartenevano all’elite della marina, il che non era un caso, quindi per quale motivo dovevano lasciarsi intimorire a varcare le Colonne d’Ercole?

Cadelo spiega a tutti e senza mezzi termini come le rotte di navigazione fossero un vero segreto di Stato per Roma, che non doveva essere rivelato a nessun costo. E’ dunque possibile che Romani avessero raggiunto l’America? Certamente e ne abbiamo le prove. E’ questione di padroneggiare la matematica, l’astronomia e la geografia e il gioco è fatto, una via commerciale può essere gestita in maniera esclusiva e senza concorrenza, per questo va mantenuta segreta. Cadelo ha davvero il merito, da giornalista esperto, di non farneticare su presunte supposizioni o congetture, ma di lavorare su prove, riscontri e indizi che esistono.

 

 

 

Il suo approccio alla ricerca è stato valido, in quanto non si è concentrato a scovare prove dell’esistenza dei romani in giro per il mondo, cosa che, in realtà, è quasi inutile da indagare vista l’enorme quantità di reperti che esistono di origine romana. Abbiamo testimonianze archeologiche di contatti con Roma dal Vietnam, all’India per giungere perfino in Cina. I testi latini parlano di nuove terre ad ovest e i numerosi manufatti ritrovati dimostrano che tra le due sponde dell’oceano Atlantico ci furono scambi. I Romani furono anche grandi navigatori: ad est commerciavano con l’India, la Cina e l’Indonesia, e le loro esplorazioni andarono ben oltre la Nuova Zelanda; navigarono lungo le coste atlantiche dell’Europa raggiungendo le Orcadi, l’Islanda e, forse, si spinsero oltre. Cadelo ha quindi cercato le prove di un contatto di Roma con altre civiltà. E questa è la chiave di lettura di tutta la sua incredibile ricostruzione dei commerci tra gli imperatori romani e i regni del passato.

 

Dalla presenza della patata, dei fagioli, dell’albero di pesco, ad esempio originario della Cina, fino al frutto che ha scatenato un dibattito senza esclusioni di colpi: l’ananas. E’ già perché questo frutto è forse l’unico che può essere trasportato al buio e si mantiene integro per circa 40 giorni. Ebbene ne abbiamo almeno due chiarissime raffigurazioni: una stata di bambino che tiene in mano un ananas, e il frutto raffigurato su un mosaico romano. Unico problema è che l’ananas è originario dell’America e secondo la storia ufficiale potè arrivare in Europa solo dopo il 1492, quando Cristoforo Colombo ufficialmente scoprì il Nuovo Continente. Come dire… i conti non tornano.

L’appuntamento con Arkeia Veritas si rinnoverà dopo il periodo estivo, con nuovi affascinanti quanto controversi temi per stimolare la curiosità ed il dubbio in coloro che vorranno partecipare.

 

 

 

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